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VENERDÌ 02 MAGGIO 2014 16:58 « Indietro
STORIA DI UNA RESURREZIONE: SAN NICOLA, METTE IN FUGA L' "ORCO" E SALVA I BAMBINI!

Incontro nel suo studio di Capurso la professoressa Imma Antonacci, agiografa e studiosa di una delle più note figure di Santi tanto cara ai baresi, San Nicola.

Professoressa questo mese è il periodo in cui ricorre la festività dedicata a San Nicola, patrono di Bari. Come vive questa solennità una studiosa?

- Sono barese di adozione perché tutta la mia famiglia, me compresa, è di Taranto. Dunque l’interesse per San Nicola non mi proviene per tradizione quanto piuttosto da un fatto legato alla mia infanzia e all’acquisto di un’antica casa rurale. L’episodio è ben scolpito  nella mia memoria perché ricordo ancora lo stupore dei miei quando prendendo possesso dell’immobile rinvennero all’interno di esso,  ben nascosta, una stupenda icona del Santo che ancora oggi custodiamo attribuendole oltre che valore devozionale anche affettivo. Posso dire che da quel momento il mio interesse non è mai venuto meno fino ad oggi e ha trovato conferma anche nei miei studi universitari. Certamente chi ha conoscenza intellettuale oltre che devozionale vive le feste dedicate ai Santi anche un po’ come “verifica”. Immagini la curiosità dell’esploratore che poi va a verificare ciò di cui ha tanto letto…Ecco diciamo che la festa per me è anche questo.

Può raccontarmi un “inedito” riguardante la figura di questo grande Santo?

-- Di miracoli San Nicola, come raccontano le cronache, pare ne abbia fatti tantissimi e quasi tutti ormai noti. Mi piace però ricordare quello dei “Tre Bambini Macellati”. Si racconta che in un piccolo villaggio dell’Europa dell’est tre piccoli bambini che lavoravano tutto il giorno nei campi persero l’orientamento e non riuscirono più a tornare a casa. A sera inoltrata, si dice, trovarono una casa illuminata e, spaventati oltre che affamati, bussarono per chiedere ospitalità. Purtroppo per loro, lì in quella casa, abitava  un macellaio che oggi noi non faremmo fatica a definire “orco”. Il quale vedendo i bambini stanchi e soli li invitò dentro offrendo loro cibo. Ma appena i ragazzi si addormentarono, li uccise e li macellò, ponendo i corpi in un grosso barile di salamoia, per poterli vendere successivamente come prosciutto. Il Santo in quel periodo, a causa di una tremenda carestia, passava da quel paese, e “incredibilmente” si fermò proprio in quella casa. Per presunta ospitalità l’uomo gli offrì della carne ma San Nicola, divinamente ispirato, ne intuì subito l’orrendo crimine. Il macellaio capì di essere stato smascherato e fuggì. Allora il Santo trovò il barile dove erano stati “coservati” i corpi, lo benedisse implorando la grazia di Dio e i piccoli ne uscirono interi e sani come risvegliati da un lungo sonno. Insomma  una storia di Resurrezione, bellissima, perché riguarda l’amore di Dio per i bambini e poi perché gli “orchi” vengono, alla fine,  smascherati e messi in fuga.

Elvira Zammarano

 


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