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LUNEDÌ 17 FEBBRAIO 2014 08:59 « Indietro
CAPURSO: IL CARNEVALE, UNA BUONA OCCASIONE PER LE RAGAZZE “DA MARITO”!

Secondo una secolare tradizione, come ogni anno, i sabati e le domeniche, dal 17 gennaio al 5 marzo (inizio Quaresima), Capurso, vive il “suo” Carnevale. L’apertura di sale private dove ballare vestiti o meno in maschera, grazie all’impegno gratuito, tramandato per generazioni, di un organizzatore che, durante l’anno, cerca il locale, lo attrezza e lo rende idoneo allo scopo, è una nota di colore che ha radici culturali esclusive ed antichissime. Francesco Consalvo, capursese di 51anni, da oltre 25, è uno di questi organizzatori.

 

Una tradizione antica quella dei balli?

- I ricordi vanno ai miei nonni. Io ero un ragazzino e mi piaceva vedere lui e mio padre organizzare l’allestimento della “sala”. Sapevo che prima o poi l’avrei fatto anch’io. Anticamente le abitazioni, specie nei paesi, erano “padronali” e grandi. Per cui molte famiglie, tipo la mia, mettevano a disposizione una stanza, la più grande, per condividere col vicinato, i parenti e gli amici l’allegria del carnevale e per consumare, tutti insieme, ceci, taralli fatti in casa e vino delle proprie campagne. Quindi  la casa diventava in questo periodo il luogo per incontrare in modo spensierato parte del paese. Diciamo che era la festa della famiglia e che tutto il paese era in festa!

 

Si continua ancora a festeggiare in casa?

- No, successivamente si cominciò a cercare locali. Per esempio vecchie rimesse da mettere in “ordine” di solito a spese dell’organizzatore. Ma le spese non ci preoccupavano molto perché, a quei tempi, la maggior parte di noi eravano artigiani. In fondo tutti ne ricavavano un beneficio: noi ci divertivamo ed il proprietario, finiti i balli, si ritrovava un locale rimesso a posto. Poi, con una “stretta di mano” si sanciva l’accordo dell’uso del locale per l’anno successivo. Era quella la “stipula” del nostro odierno contratto. La verità è che non c’era e tutt’oggi non c’è finalità lucrativa ma solo il desiderio di continuare una tradizione particolarissima che ha fatto sognare e gioire un’intera comunità per generazioni.

 

Quindi solo il piacere dello stare insieme?

- Per la verità, oltre al divertimento fine a se stesso, c’era anche un altro motivo che “impegnava” un pò tutti: quello di “maritare” le ragazze. A quei tempi per le ragazze c’erano moltissime restrizioni: non potevano uscire facilmente e mai sole o avevano un orario di rientro inflessibile. Quindi il ballo di carnevale per molte di loro, cioè quelle da “marito”, diventava una buona “occasione”. Lo sapevano tutti:  mamme, nonne, ragazze e ragazzi, per cui ognuno si dava un gran daffare. Infine ricordo l’ingombro dei grammofoni e dei dischi in vinile così difficili da maneggiare. Oggi ci sono i deejay…allora ci divertivamo con quello che avevamo. Bastava anche solo una voce intonata ed uno strumento musicale!

 

Altri cambiamenti oltre i deejay?

- Molte cose sono le stesse: ogni ballo aveva e ha il suo nome ed il suo “commendatore” di sala. Il mio è chiamato “u balle du m’bregghjone” mentre il “commendatore” è il signor Nicola Biancofiore e viene da Bari. A lui il compito di dirigere e movimentare la serata secondo un antico e collaudato copione. Inoltre c’è anche il tradizionale scambio di “visite” tra sale: gruppi di maschere “condotte” dal “conduttore delle maschere” che, come da regolamento deve avere il volto rigorosamente scoperto, fanno visita ad altre sale per unirsi ai balli. Tutto poi si conclude il giorno della pentolaccia con sfilata a tema per le vie del paese secondo le direttive comunali. Quest’anno abbiamo come tema gli anni ’60 e noi saremo i Figli dei Fiori. Penso, e lo dico a malincuore, che quest’antica tradizione, purtroppo, è destinata a finire perché se fino a 10 anni fa gli organizzatori erano più d’una ventina oggi sono solo quattro e l’anno prossimo sicuramente tre. Davvero un peccato!

Elvira Zammarano


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