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LUNEDÌ 23 NOVEMBRE 2020 12:07 « Indietro
TERREMOTO IN IRPINIA: IL RICORDO DELLA TRAGEDIA DI 40 ANNI FA

DI LUCA TURI

Il trascorrere del tempo, si dice guarisca ogni ferita ma non il ricordo che, pur affievolito, resta comunque indelebile. Le scene terribili del terremoto - il 23 novembre 1980 - in Irpinia, Basilicata e Puglia restano scolpite nella mia mente, difficili da cancellare. Un ricordo ancora nitido di morte, dolore, distruzione come soltanto un violento terremoto di 6,9 gradi della scala Mercalli può provocare. La terra che trema per oltre un minuto ha la potenza di radere al suolo intere città, figuriamoci quei piccoli centri di poche migliaia di anime, fragilmente abbarbicati sui pendii dei monti. 

Sono passati quarant'anni e ancora rivedo quei volti, i corpi straziati composti in una lunga fila di bare adagiate tra le macerie. Le lacrime, l'enorme e quasi incredulo dolore dei sopravvissuti che vagano, cercano, invocano, scavano. Scene simili a Balvano, Castelnuovo di Conza, Sant'Angelo dei Lombardi, Lioni. E tutt'intorno enormi cumuli di mattoni, tufi e masserizie sepolte. Spazzate via per sempre case sino ad un attimo prima piene di vita. La vita semplice di gente che alle 19,34 di quella maledetta domenica magari si sta preparando per la cena. Qualcuno, invece, è a Messa come nella chiesa di Santa Maria Assunta, a Balvano, intenta a pregare seduto sui banchi e sulle sedie. E così li vidi, privi di vita, travolti dal crollo. Una scena quasi irreale. Una settantina le vittime, tra cui 66 bambini, gli Angeli di un paese che vede in pochi secondi spazzato via il proprio futuro, la speranza. E la rabbia, irrefrenabile, di chi ha perso tutto. I volti delle vittime, dei familiari ma anche di quei primi e pochi soccorritori arrivati a fatica e con mezzi di fortuna sui luoghi della tragedia. Militari, Vigili del fuoco che fanno quel che possono per salvare più gente possibile. Ma il bilancio è impressionante e conta tremila morti e più di novemila sfollati. L'epicentro del sisma in Irpinia ma i danni si estendono anche alla vicina Basilicata e in Puglia. La scossa è avvertita da Roma sino al Salento, impetuosa e lunghissima. Case, strade, ponti crollati. Le stesse strade e gli stessi ponti attraversati con la mia auto, assieme al collega Enzo Magistà allora giovane cronista e oggi direttore di "Telenorba". Partito da Bari, ero passato a prenderlo per schizzare a tutta velocità verso una destinazione quasi ignota. Un'avventura in piena notte sino all'arrivo a Balvano, in Basilicata. Non una scelta precisa ma quasi guidati dall'istinto.

Pochi secondi per cogliere la portata dell'immane tragedia e poi subito al lavoro, avvolti nelle coperte donate dai militari per proteggerei da un freddo pungente. Alle prime luci dell'alba, il chiarore svela tutti i contorni della terribile verità: morti, feriti, crolli, dolore, disperazione. Un racconto fatto alle nostre redazioni utilizzando uno dei primi telefoni portatili, installato sulla mia auto. Un racconto andato avanti per 4 lunghissimi giorni. E poi le visite delle autorità, ad iniziare dal ministro Emilio Colombo, lucano, sino al presidente Pertini e Papa Wojtyla al quale una donna disse: "Qui non prega più nessuno". La risposta? "Non occorre che preghino, bastano le loro lacrime". 

Infine, l'encomio del Commissario Zamberletti anche a Magistà e a me per l'opera di comunicazione e informazione svolta. Un ricordo che conservo con legittimo orgoglio. Assieme ad altri valorosi colleghi, avevamo acceso un faro su quell'immane catastrofe. 

Questo il mio racconto, il mio ricordo di quanto accaduto quarant'anni fa.

Un modo per onorare la memoria di migliaia di vittime innocenti.




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