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MARTEDÌ 03 MARZO 2015 19:37 « Indietro
SINDROME DE LA TOURETTE: UNA PATOLOGIA ANCORA DA SCOPRIRE

Un continuum tra le situazioni relativamente semplici ad evoluzione benigna (o comunque non validanti per la vita del soggetto) a quelle di estrema complessità che possono gravemente compromettere la qualità di vita del paziente. In poche parole: la sindrome di Gilles de la Tourette. È una malattia di cui si conosce poco e spesso le informazioni diffuse non sono del tutto corrette. Una patologia che comincia a comparire sin da quando si è piccoli, in particolare tra i 5 e i 7 anni, ed è spesso provocata da una condizione interna di stress vissuto dai piccoli. Nella maggior parte dei casi la malattia viene associata solo alla presenza dei tic, ma non è così. La sindrome di Tourette è tanto complessa che non può e non deve essere curata solo con un percorso psicologico, come erroneamente il più delle volte si suggerisce.
A spiegare in che modo il pensiero e il movimento continuamente si rincorrono in questa patologia sono stati alcuni esperti nell’ambito di un convegno organizzato nel Policlinico di Bari, nel reparto di anatomia patologica. Un’occasione per fare il punto sulla sindrome attraverso l’esperienza diretta e quotidiana sul campo degli esperti Maura Buttiglione (project leader dell’università di Bari “Emtics”), Davide Martino (neurologo del Neurology Department King’s College Hospital di Londra) e il dottor Cesare Porcelli, direttore di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’ASL di Bari. 
Non è facile per i pazienti affetti da questa malattia accettare i tic nella loro diversità, da quelli con la lingua, a quelli in cui il paziente si colpisce o sputa. Oggi esistono alcuni farmaci specifici per curare la malattia ma è necessario non sottovalutare la controindicazioni.
Insomma, la sindrome di Gilles de la Tourette non è facile da gestire ma c’è chi è riuscito nel tempo a convivere con la malattia. Come un ragazzo di Corato, Gianluca Vernice, che ha deciso di raccontare e di testimoniare la sua esperienza. Alla sua vita e alla sua storia il regista Michele Decandia ha dedicato un cortometraggio di 7 minuti girato proprio nella terra d’origine del giovane, Corato. Un lavoro cinematografico che proietta la vita di un ragazzo che si sforza ogni giorno di convivere con le mille difficoltà che la patologia presenta senza perdere di vista i suoi sogni, le sue speranze e i suoi progetti per il futuro, in primis quello di diventare un pittore.




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