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MARTEDÌ 25 FEBBRAIO 2014 17:15 « Indietro
BARI CARCERE, SEZIONE DI MEDIA SICUREZZA: DETENUTO AUTOLESIONISTA SALVATO DALLA SCUOLA!
REPORTAGE DI ELVIRA ZAMMARANO

Il vice comandante dell’area sicurezza, dott.ssa Palmisano, sostiene fortemente l’importanza dell’aspetto rieducativo all’interno del sistema carcerario – Sicuramente – dice -  questo è un punto di forza. Sappiamo che il nostro Legislatore ha abbandonato la visione attributiva-afflittiva della pena a favore della funzione rieducativa sancita dall’art. 27 della Costituzione. Il mondo esterno entra ormai all’interno del carcere anche se non senza criticità dovute principalmente alle numerose e ben note interdizioni. Ma ora, grazie ai nuovi orientamenti comunitari, ai diktat dei superiori uffici e soprattutto al lavoro di docenti esterni, come le prof.sse Divella, Incalza e Taccogna, nonché dei Funzionari giuridico pedagogici dell’area trattamentale del carcere, in particolare la dott.ssa Cassiano, siamo riusciti a costituire lo staff “pedagogico”di cui fanno parte anche gli agenti di polizia penitenziaria, Nunzio Altamura e Tommaso De Pasquale.

 

 L’educatrice

- Noi funzionari dell’area trattamentale, dopo un’attenta analisi, cerchiamo di modellare il nostro intervento alle necessità del detenuto. Gli obiettivi - afferma la dott.ssa Cassiano – sono lungimiranti perché l’intento, si capisce, è il recupero in prospettiva futura, seppur legata al passato, della vita del detenuto. Dunque, scuola e lavoro, lo dice l’ordinamento penitenziario, sono i pilastri del trattamento rieducativo insieme ad altre attività come il teatro e il cineforum. Così, quando il 16 settembre di ogni anno mettiamo gli avvisi per le iscrizioni ai corsi è sempre un successo. Naturalmente dobbiamo tener presenti quelle che sono le indicazioni del DAP secondo cui le varie tipologie di detenuti non possono essere unificate. Un esempio per tutti: i sex offenders hanno, per le loro attività, comprese le scolastiche, una propria sezione rigorosamente separata dalle altre.

 

Gli agenti di polizia penitenziaria

- La giornata “scolastica” dei detenuti-studenti comincia alle 8.30 – racconta l’agente Altamura – Io e De Pasquale accompagniamo e sistemiamo i detenuti nelle aule dove rimangono fino alla fine delle lezioni e noi con loro. Non è facile specie per i meno giovani ma sappiamo quanto la scuola sia importante per queste persone una volta libere. Molti, infatti, hanno difficoltà a stare seduti e concentrati dietro un banco per tanto tempo. Per cui trattenerli veramente non è semplice. Ricordo ancora un giovane straniero autolesionista. Si feriva continuamente allora lo invogliai a frequentare i nostri corsi. Dopo tanti rifiuti finalmente riuscì a convincerlo e si iscrisse alla scuola primaria. Non solo terminò brillantemente l’impegno ma alla fine gli feci pure un meritato elogio per iscritto. Sicuramente un mio personale successo ma anche di tutta  l’equipe trattamentale.

 

Le  Docenti

- Dal punto di vista didattico – dicono quasi coralmente le prof.sse Divella, Incalza e Taccogna - l’interesse non sempre corrisponde alla sistemazione logistica. Seduti in piccole aule per tanto tempo non aiuta la concentrazione. Per cui noi docenti cerchiamo di ridurre la lezione a meno di un’ora adattandoci alle loro esigenze. Il rapporto che stabiliamo coi detenuti è sicuramente diverso da quello che normalmente si stabilisce con gli studenti di una scuola pubblica. Si tratta prevalentemente di un approccio fiduciario che include un naturale coinvolgimento emotivo che deve tener conto di tante cose. È gente rinchiusa per reati più o meno gravi, con prospettive future ridotte al minimo e con nessuna idea di adattamento o accettazione delle regole. Comunque - raccontala prof.ssa Divella - ognuna di noi potrebbe raccontare episodi significativi della sua docenza qui. Ricordo ancora Nicola un giovane recentemente scarcerato così legato a me e al gruppo scuola che arrivò a confidarmi la sua tristezza per la sua imminente scarcerazione. Un paradosso! Ma lasciare noi e la struttura, unico riferimento, per molti è destabilizzante. La verità è che queste persone molto spesso, una volta fuori, non hanno né casa nè qualcuno che li aspetta.

 

Elvira Zammarano 


 


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