Luca Turi News dal sito lucaturi.it http://www.lucaturi.it/ it <![CDATA[BARI ASSALTO ARMATO AL BANCO DI NAPOLI LA POLIZIA DI STATO ARRESTA I RESPONSABILI]]>

Nella mattinata odierna, in Bari, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza applicativa della misura cautelare personale della custodia in carcere, emessa dalla Sezione del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti dei cittadini italiani MONACELLI Massimiliano, di anni 40, MONACELLI Biagio (fratello), di anni 43, ATTOLICO Antonio, di anni 55, RITOLI Francesco, di anni 42, DE GIGLIO Michele, di anni 50, MARGHERITI Massimo, nonché di arresti domiciliari nei confronti di COSTANTINO Michele, di anni 42 – tutti già gravati da precedenti penali specifici – resisi a vario titolo responsabili, in concorso tra loro, di tentata rapina aggravata, detenzione e porto illegale d’armi da fuoco, furto, ricettazione e riciclaggio in ordine all’assalto al Banco di Napoli di viale Salandra/via Lucera, in Bari, avvenuto il 12 giugno 2017, poco dopo le ore 14.

In quella data un commando di più persone a volto travisato, munite di giubbetti antiproiettile, ricetrasmittenti, un fucile kalashnikov ed una pistola semiautomatica, tentò di rapinare i sacchi di danaro che personale dell’IVRI stava depositando nella camera di sicurezza della banca ma, dopo un conflitto a fuoco con le due guardie giurate che si accorsero repentinamente della situazione di pericolo, durante il quale i rapinatori spararono quattro colpi dal fucile e le guardie giurate risposero esplodendo 9 colpi con la pistola d’ordinanza, i malviventi desistettero e fuggirono a bordo di due veicoli.

Le immediate indagini condotte dalla Squadra Mobile si sono indirizzate, inizialmente, sulla figura di MONACELLI Massimiliano, rimasto ferito dopo la sparatoria, poiché si ebbe segnalazione di una persona sanguinante giunta verso le 14.30 al pronto soccorso dell’ospedale S. Paolo, con ferite al torace ed al braccio sinistro. Gli investigatori della sezione ‘Reati contro il Patrimonio’ hanno messo da subito in correlazione tale circostanza

 

con la tentata rapina avvenuta pochi minuti prima ed hanno ascoltato il MONACELLI, che però in quel momento fornì dichiarazioni non veritiere e fuorvianti. A distanza di alcuni giorni, dopo il ritrovamento di uno dei due veicoli utilizzati dai malviventi, una fiat Bravo di colore bordeaux abbandonata nella campagne di Modugno, il MONACELLI è stato formalmente interrogato ed ha confessato di aver partecipato alla tentata rapina, fornendo qualche dettaglio sull’azione delittuosa, come ad esempio il prezzo pagato ad uno dei complici della tentata rapina, il RITOLI, per assicurare al gruppo criminale uno dei veicoli da utilizzare per l’assalto, Fiat Bravo di colore bordeaux, ma rimanendo omertoso sui nomi dei correi. Grazie a tali dichiarazioni, i poliziotti hanno recuperato una delle due armi utilizzate dal commando, un fucile mitragliatore kalashnikov di fabbricazione cinese, cal. 7,62 x 39 mm, considerata arma da guerra.

A quel punto le indagini della Squadra Mobile, coordinate in tutte le fasi dal sostituto procuratore dr. Domenico Minardi, si sono concentrate sulle analisi dei sistemi di video sorveglianza della banca per comprendere le modalità del delitto e le caratteristiche dei rapinatori e sull’esame dei tracciati delle utenze telefoniche di interesse investigativo, ma anche delle intercettazioni ambientali effettuate sul veicolo in uso ad uno dei sospettati e delle importanti dichiarazioni in seguito rese da COSTANTINO Michele – già sotto indagine insieme a MARGHERITI Massimo per l’omicidio di AMEDEO Michele avvenuto il 25.4.2017 – ed hanno consentito sia di individuare e recuperare la seconda arma utilizzata nel delitto, una pistola semiautomatica cal. 7,65 di produzione ungherese, munita di caricatore con 5 proiettili, provento di furto e detenuta illegalmente dal MARGHERITI, sia di ricostruire nei dettagli la vicenda.

Infatti, dalle attività investigative è emerso che MONACELLI Massimiliano, il fratello Biagio ed ATTOLICO Antonio idearono e programmarono il piano criminale coinvolgendo nelle fasi organizzative MARGHERITI Massimo e COSTANTINO Michele, allo scopo di recuperare dei veicoli idonei alla commissione del colpo. Il MARGHERITI ed il COSTANTINO si rivolsero allora a RITOLI Francesco, loro amico, che vendette al MONACELLI per 800 euro una Fiat Bravo di colore bordeaux, per altro già provento di precedente furto, da lui posseduta e su cui girava con telaio alterato e con targhe appartenenti ad altro veicolo in suo uso. Due giorni prima della rapina MONACELLI Massimiliano, MONACELLI Biagio, ATTOLICO Antonio, MARGHERITI Massimo e COSTANTINO Michele si diedero appuntamento nei pressi del Mc Donald’s ubicato al quartiere S. Paolo di Bari e definirono i dettagli per il compimento dell’atto delittuoso,

 

stabilendo che il gruppo avrebbe raggiunto la banca alle primissime ore della mattinata del 12 giugno. Il giorno del previsto assalto MONACELLI Massimiliano, MARGHERITI Massimo e DE GIGLIO Michele si incontrarono verso le 6.30 in via delle Regioni presso l’abitazione di ATTOLICO Antonio, che custodiva la Fiat Bravo, il kalashnikov, i giubbetti e le radio portatili procurati dal MONACELLI e, contestualmente, COSTANTINO sostituì le targhe del veicolo con altre targhe rubate ad un’auto in Grumo Appula qualche settimana prima, al fine di renderne chiaramente irriconoscibile la provenienza. Lo stesso COSTANTINO ebbe anche il compito di far aggiustare la pistola illegalmente detenuta dal MARGHERITI e portata sulla scena del crimine, e di mettere a disposizione del gruppo il secondo dei due mezzi che dovevano essere utilizzati per l’assalto, una Fiat Bravo di colore blu rubata a Giovinazzo pochi giorni prima, mai ritrovata dagli investigatori. MONACELLI Massimiliano, MARGHERITI Massimo e DE GIGLIO Michele, una volta raggiunto l’obiettivo a bordo della Fiat Bravo bordeaux condotta da ATTOLICO, si nascosero in un locale in disuso, attiguo alla banca, attendendo notizie dai complici MONACELLI Biagio ed altro individuo, non colpito dall’odierna misura cautelare, sull’arrivo del furgone blindato. Nel frattempo, COSTANTINO Michele si adoperò per occupare uno dei posti auto adiacenti all’ingresso della camera di sicurezza dello stabile, così da indurre il furgone blindato fare un tragitto più lungo ed a parcheggiare nella posizione voluta dai rapinatori per assaltarlo. Partì quindi l’assalto ad opera di MONACELLI Massimiliano, MARGHETITI Massimo e DE GIGLIO Michele, il quale frappose il kalashnikov tra il telaio e la porta d’ingresso della ‘safe camera’, in modo da impedirne alle guardie giurate la chiusura, esplodendo poi 4 colpi al loro indirizzo. La rapina non andò a segno per la pronta reazione delle guardie giurate, una delle quali sparò nove proiettili cal. 9x21 dalla propria pistola d’ordinanza, ferendo nell’occasione il MONACELLI, ed i malviventi si allontanarono dal luogo.

Gli indagati colpiti dalla misura carceraria, dopo gli atti di rito, sono stati tradotti nelle case circondariali di Bari e di Napoli a disposizione dell’A. G. procedente.

 

 

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<![CDATA[BARI RICORDA IL 27 ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI CAPACI ]]>

In occasione del 27° anniversario della strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, su iniziativa dell’amministrazione comunale questa mattina alle 9.30 è stato intitolato a Francesca Morvillo il giardino tra largo 2 Giugno, via della Resistenza e via della Costituente. Il sindaco Antonio Decaro ha successivamente deposto una corona d’alloro vicino alla targa in via Borsellino e Falcone.

 

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<![CDATA[SCIOPERO NAZIONALE DI 24 ORE IN TUTTI I PORTI ITALIANI]]>

Anche i lavoratori del porto di Bari partecipano, con un presidio davanti alla sede dell'Autorità portuale, allo sciopero nazionale di 24 ore, proclamato da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti per protestare contro il mancato rinnovo del contratto collettivo e la progressiva destrutturazione del settore.
Secondo i sindacati "la portualità italiana sta attraversando un momento di grande vulnerabilità. La fase di stallo del negoziato per il rinnovo del Ccnl dei porti rappresenta l'avvio del tentativo di destrutturare pezzo dopo pezzo l'attuale sistema regolatorio vigente nei porti italiani. La totale assenza di una regia da parte del Mit - proseguono - sta generando una portualità divisa e senza una strategia comune, alla mercé delle compagnie armatoriali. Occorre che il MIT, di concerto con le Autorità di sistema e con le parti sociali, dia concreta attuazione ai piani dell'organico porto".

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<![CDATA[GUARDIA COSTIERA SEQUESTRO DI 615 KG DI TONNO ROSSO A BARI ]]>

 Proseguono i controlli in materia di tracciabilità dei prodotti ittici in Puglia; nell’ambito di un’operazione finalizzata alla repressione di illeciti sulla filiera della pesca, per la tutela delle risorse ittiche e dei consumatori finali da prodotti di provenienza non certa e privi di controlli sanitari o pescati in violazione di norme a difesa della commercializzazione regolare effettuata da operatori autorizzati.

A seguito di una mirata attività di indagine e di controllo del territorio, questa mattina è stata portata a termine un’operazione condotta dagli uomini della Guardia Costiera del 6° Centro di Controllo Area Pesca (C.C.A.P.) della Direzione Marittima di Bari che ha permesso di accertare e sanzionare un’attività illegale connessa al trasporto e alla commercializzazione di tonno rosso destinato alla ristorazione e alla vendita al dettaglio nei mercati cittadini e nelle pescherie.

Il tonno rosso, considerato di pregio e commercializzato a prezzi che consentono lauti guadagni, è stato sequestrato ad un automezzo proveniente dalla Sicilia, presso un centro di smistamento cittadino, perché privo del certificato di cattura che ne attestasse la provenienza.

Il trasportatore ha inizialmente esibito un documento che attestava la pesca da parte di un moto peschereccio di Mazara del Vallo, ma i controlli incrociati effettuati sui sistemi di monitoraggio impiegati dal Corpo delle Capitanerie di porto hanno rilevato la non rispondenza del tonno con quanto dichiarato nel documento esibito.

Dopo la verifica da parte delle Autorità sanitarie tutto il pesce sequestrato è stato devoluto in beneficenza.

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<![CDATA[BARI IL MINISTRO SALVINI VISITA IL CANILE SANITARIO ]]>

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, questa mattina ha visitato il Canile sanitario di Bari per presentare la campagna contro il maltrattamento degli animali.

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<![CDATA[BARI BLITZ AL MERCATO PITAGORA DA PARTE DELLA POLIZIA LOCALE ]]>

Inarrestabile l’attività di prevenzione e repressione della Polizia Locale di Bari nei confronti delle attività illecite presenti nel capoluogo. Agenti del nucleo annona amministrativa,  diretti e coordinati dal Comandante Generale Michele Palumbo, nel corso di mirati accertamenti di controllo e verifica, si sono imbattuti in un “commerciante senza autorizzazioni” che,  in prossimità del mercato Pitagora, tentava di vendere prodotti da forno di incerta provenienza,  senza rispettare le prescritte condizioni igienico–sanitarie.  

L'uomo, già noto alle forze della Polizia Locale,  operava sulla strada servendosi della sua autovettura sudicia e in cattive condizioni igieniche. Sebbene sprovvisto di valido titolo  per la vendita degli alimenti,  il soggetto ha reagito  violentemente contro gli agenti, minacciando anche gesti estremi, nel tentativo di farli desistere dalla prosecuzione dei rituali atti d’ufficio.  

Il  cittadino di anni 64 è stato deferito all'Autorità Giudiziaria per i reati di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale nonché per la vendita di prodotti alimentari in cattivo stato di conservazione; altresì, è stato sanzionato per violazioni  alla Legge Regionale Puglia n. 24/2015 per un importo pari a 5.000 Euro  e al Codice della Strada; il veicolo è stato sottoposto al sequestro ai fini della confisca, unitamente a  circa 80 kg di prodotti da forno (pane, panini, focacce) mal conservati  e destinati  al macero. 

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<![CDATA[GUARDIA DI FINANZA TRATTO IN ARRESTO UN PUSHER PER DETENZIONE E SPACCIO DI DROGA ]]>

Da diversi giorni i Finanzieri della Tenenza di Molfetta tenevano sotto controllo un immobile, ubicato nelle vicinanze di Via Baccarini, in uso a D.D., di anni 51, pregiudicato.

Le Fiamme Gialle, infatti, si erano insospettite per l’accesso all’immobile di diverse persone non residenti che, fin dalle prime ore pomeridiane, entravano ed uscivano dallo stabile con fare guardingo.

Tale condotta induceva i militari ad effettuare una perquisizione domiciliare, in collaborazione con una pattuglia A.T.P.I., con unità cinofile “VANS” e “DRIGON” del Gruppo Pronto Impiego di Bari e con una unità della Polizia Locale di Molfetta, all’esito della quale, all’interno dello stabile, venivano rinvenute nr. 13 dosi di cocaina e nr. 2 dosi di hashish, pronte per essere vendute.

In particolare, la cocaina era stata opportunamente occultata all’interno della cassetta portalettere di D.D..

L’attività di servizio permetteva di sottoporre a sequestro, complessivamente, 3,3 grammi di cocaina e 1,3 grammi di hashish, oltre ad euro 485,00 in banconote di vario taglio, quali provento dell’attività illecita di spaccio.

Il soggetto è stato tratto in arresto e sottoposto al regime di detenzione domiciliare.

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<![CDATA[BARI ANZIANO RIDOTTO IN POVERTA ARRESTATA DAI CARABINIERI UNA BADANTE ]]>

I Carabinieri della Stazione di Bari Picone hanno eseguito un’Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Bari –Dott. Giovanni Anglana-, su richiesta del P.M. -D.ssa Larissa Catella- della locale Procura della Repubblica, nei confronti di MININNI Anna 37enne, già nota alle Forze dell’Ordine, ritenuta  responsabile di circonvenzione di persone incapaci, per aver abusato dell’infermità di un anziano, deprivandolo di ogni bene fino a ridurlo in povertà e costringendolo ad un isolamento completo dai suoi affetti ed all’interruzione delle cure sanitarie.

Le indagini condotte dai Carabinieri e coordinate dalla Procura della Repubblica di Bari hanno fatto emergere la storia del Sig. G., il quale, dopo aver lavorato una vita onestamente, ha dovuto affrontare la malattia, la perdita della moglie ed infine dopo l’incontro con la MININNI, i maltrattamenti, l’isolamento, la rovina economica ed il progressivo peggioramento dello stato di salute che lo ha portato ad un passo dalla morte.

Tutto trae origine agli inizi del marzo scorso, quando i militari intervenivano in ausilio di un equipaggio del 118 che nel tentativo di soccorrere un 70 enne, caduto in casa, venivano aggrediti dalla badante che irrompeva nell’appartamento, pretendendo che non fosse somministrata alcuna cura.

Il Sig. G., malato da tempo, si presentava in condizioni pessime, solo, senza farmaci, senza cibo, digiuno da giorni, incapace ormai di provvedere a sé stesso, in un ambiente (il suo appartamento) diventato insalubre. Nonostante le evidenti condizioni di disagio, la sedicente badante pretendeva che i sanitari ed i militari si allontanassero lasciando che lei provvedesse, come sosteneva di saper fare, alla salute dell’uomo. Le condizioni di salute del Sig. G., erano così compromesse e tale era lo stato di abbandono e degrado in cui era stato costretto dalla MININNI che probabilmente non avrebbe potuto sopravvivere alle successive 24/48 ore.

Ad ogni modo, l’aggressività mostrata dalla donna verso sanitari e Carabinieri è divenuta tale che ha costretto i militari ad allontanarla di forza per lasciare che l’uomo ricevesse le necessarie cure.

Una volta terminato l’intervento del 118, venivano allertati i servizi sociali ed i militari intervenuti si prodigavano per condurre l’uomo presso una casa di cura che potesse ristabilirne le funzioni vitali, prestando l’accudimento necessario a consentire la sua sopravvivenza. Parallelamente i Carabinieri provvedevano a ad informare la Procura della Repubblica ed a richiedere la nomina di un amministratore di sostegno (cosa che avveniva in pochi giorni) per sottrarre l’anziano dalla sfera di dominio della badante, la quale nonostante l’allontanamento e le intimazioni ricevute dai militari, continuava insistentemente a chiamare sul cellulare l’anziano, pretendendo di imporre, ormai senza successo, la propria presenza.

L’uomo una volta al sicuro, con le ultime forze rimaste e con un filo di voce, prendeva il coraggio di aprirsi con i militari che lo avevano soccorso, implorando aiuto e confidando di essere stato obbligato all’isolamento, completamente soggiogato dalla sua badante alla quale ormai aveva versato tutti i suoi risparmi e dalla quale subiva minacce e percosse quotidiane. Il Sig. G.  spiegava che la MININNI in realtà non svolgeva nei suoi confronti nessun compito di assistenza, costringendolo a stare chiuso in casa e limitandosi a recarsi presso il suo appartamento una volta al mese per sottrargli tutta la pensione o per fargli accendere finanziamenti in suo favore o in favore del figlio; finanziamenti che ormai non riusciva più ad onorare.

Il giorno successivo all’intervento, i militari si occupavano di far ricongiungere l’uomo con i suoi familiari, i quali a causa delle minacce e delle aggressioni subite dalla MININNI si erano dovuti allontanare orami da tempo; così il Sig. G. ha potuto riabbracciare la mamma 90 enne, la sorella ed il cognato che ora potranno tornare ad occuparsi di lui.

Per come riscontrato attraverso le indagini, il progetto criminoso della donna era iniziato all’incirca alla metà del 2017, epoca in cui aveva avvicinato il Sig. G., proponendosi come badante per il compenso di 450 euro mensili, rispetto ai quali tuttavia svolgeva ben pochi servizi sino a limitarsi a svolgere una sola ora di lavoro al mese. Da subito aveva iniziato a costringere l’uomo ad effettuare grosse elargizioni fra denaro contante e bonifici (anche quotidiani) per diverse migliaia di euro, sino a prosciugarne del tutti i conti bancari, causando un ammanco quantificato in circa 140 mila euro di risparmi (senza contare il danno subito per la svendita di un appartamento e per il completo depauperamento del capitale della polizza vita della defunta moglie, anch’essi assorbito dalla MININNI).

Si è trattato di un vero e proprio salvataggio quello che i Carabinieri (assieme ai sanitari ed ai servizi sociali) hanno messo in atto, sottraendo un uomo ormai privato della sua dignità, alla spietata malvagità della sua aguzzina, violenta, determinata e sicura di sé al punto da minacciare apertamente anche i Carabinieri pur di salvaguardare “quella sua personale forma di reddito”.
È apparso chiaro quindi il progetto e la ragione dell’ostinazione della MININNI, la quale una volta che il Sig. G. fosse deceduto in maniera “naturale”,  ne avrebbe potuto occupare l’appartamento ove aveva già trasferito la sua residenza e che rivendicava in più occasioni e apertamente come proprio.

La spudorata sfacciataggine della MININNI non ha trovato alcun limite nemmeno dopo che il Sig. G., era orma sotto la custodia dei militari e dell’amministratore giudiziario.

Alcuni giorni dopo il collocamento presso la casa di cura infatti, avendo scoperto dove si trovasse l’anziano, la MININNI lo prelevava, conducendolo ancora in pigiama, presso la sua banca per effettuare un prelievo di mille euro; evento che non si verificava per un nuovo intervento dei militari che seguendo giornalmente le sorti dell’uomo si accorgevano di quanto stava accadendo, bloccavano il prelievo e raggiungevano l’uomo in casa ove la donna lo aveva di nuovo relegato (peraltro sfondando la porta e lasciandola spalancata). L’anziano veniva così ricondotto presso la casa di riposo.

Ora la donna, grazie alla tempestiva risposta della giustizia, è rinchiusa in carcere e non può più nuocere al Sig. G. a cui sono stati restituiti gli affetti e la dignità perduta.

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<![CDATA[INCASSANO INDEBITAMENTE SOMME DEL COMUNE SEQUESTRATI BENI MOBILI E IMMOBILI AD UNA SOCIETA DI RISCOSSIONE BARESE]]>

Su richiesta della Procura Regionale della Corte dei Conti di Bari è stato disposto il sequestro conservativo di beni  per un valore di circa 950.000 euro, consistenti in dodici immobili (11 fabbricati ed un terreno) siti nei Comuni di Bari, Bitonto e Giovinazzo, delle disponibilità liquide presenti su 10 rapporti finanziari nonché di qualsiasi credito, assegno indennità o somma a qualunque titolo dovuta o debenda dall’I.N.P.S. Il sequestro è stato disposto nei confronti di COLAPINTO Giuseppe Donato e FIORE Grazia, già amministratori della società di riscossione tributi locali CE.R.IN. Srl di Bitonto (BA), ora in fallimento. I predetti erano stati già interessati da altra indagine (nel 2016-2017) con conseguente sequestro di beni da parte della medesima Procura Regionale della Corte dei Conti in relazione ad analoghe condotte nei confronti del Comune di Bitonto (BA).

Il sequestro è stato eseguito dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari con l’ausilio degli Ufficiali Giudiziari dell’UNEP di Bari.

La vicenda trae origine dalle mirate indagini penali e contabili svolte dai finanzieri della Compagnia di Manduria (TA) i quali attenzionavano la sottoscrizione di un contratto stipulato nel 2011 tra la società concessionaria CE.R.IN. Srl ed il Comune di Sava (TA) per l’affidamento, fino al 31 dicembre 2015, del servizio di accertamento e riscossione di tributi comunali quali I.C.I., T.A.R.S.U., imposta comunale sulla pubblicità, diritti sulle pubbliche affissioni e T.O.S.A.P. dello stesso Comune.

Il contratto prevedeva che, per lo svolgimento dell’attività di riscossione, la CE.R.IN. facesse confluire i versamenti volontari e coattivi effettuati dai contribuenti del Comune su quattro conti correnti postali ad essa intestati per riversarli successivamente sul conto corrente di tesoreria comunale intestato al Comune stesso, dopo aver trattenuto direttamente i propri compensi e trasmettendo idonea documentazione.

L’indagine espletata dalla Compagnia Guardia di Finanza di Manduria consentiva invece di accertare che, nell’arco temporale in cui vigeva il contratto, la citata concessionaria aveva omesso di riversare al Comune l’importo complessivo dei tributi civici per un totale di circa 950.000 euro.

Sulla base di quanto emerso in sede di istruttoria, il Vice Procuratore Generale della Corte dei Conti Dott.ssa Stefania PETRUCCI, a cui il fascicolo era stato assegnato, ha elaborato il conseguente danno erariale –  essendo la CE.R.IN Srl “agente contabile” e quindi sottoposto alla Giurisdizione della Corte - richiedendo il relativo sequestro conservativo a garanzia del credito del comune di Sava e contestando, alla società concessionaria, la chiara violazione degli obblighi di gestione e rendicontazione imposti dal rapporto concessorio instaurato con il Comune.

Al predetto danno sono stati chiamati a rispondere, in solido con la società concessionaria, anche coloro che hanno rivestito la carica di amministratori nel periodo in cui risultano verificatesi le menzionate violazioni contrattuali.

Il Presidente della Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti, condividendo l’impianto accusatorio della Procura Regionale, ha autorizzato il sequestro conservativo dei beni e valori prima descritti.

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<![CDATA[TENTA DI UCCIDERE IL FIGLIO NEONATO DOPO AVER LITIGATO CON LA MOGLIE ACCADE A CONVERSANO]]>

I Carabinieri della Compagnia di Monopoli (BA) sono intervenuti in Conversano dove un uomo stava tentando di uccidere il proprio figlio neonato, riuscendo a salvare il bimbo ed ad evitare una tragedia.

I fatti risalgono alla scorsa sera quando tale C.D., 40 enne, originario di Bari e con piccoli precedenti nel settore delle scommesse clandestine e nel gioco di azzardo, aveva avuto l’ennesima lite con la compagna convivente, una cittadina marocchina di 33 anni, durante la quale l’aveva insultata e picchiata. A scatenare l’ira dell’uomo problemi economici ed il rischio dello sfratto a fine mese.

E’ stato proprio nel corso della lite che l’uomo si è scagliato contro il loro figlio di quattro mesi e, con un coltello da cucina in mano, lo ha afferrato e lo ha portato via, incurante delle urla disperate della madre che invano ha tentato di fermarlo. Giunto in strada l’uomo ha iniziato a minacciare di uccidere il neonato. E’ stato così che diversi passanti, temendo una tragedia, hanno chiesto  aiuto al 112.

La pattuglia dei Carabinieri, giunta sul posto ha tentato di calmare il 40enne senza riuscirvi, tanto che quest’ultimo stringeva il gomito al collo del minore con l’evidente rischio di soffocarlo.  Solo l’intervento deciso dei Carabinieri ha evitato il peggio. Infatti, mentre uno dei militari lo ha disarmato, l’altro è riuscito a liberare il piccolo dalla morsa, poi con l’arrivo dei rinforzi il 40enne è stato così arrestato con l’accusa di tentato omicidio, resistenza a pubblico ufficiale e porto di oggetti atti ad offendere, venendo ristretto, su ordine dell’A.G., presso la Casa Circondariale di Bari. La donna ed il neonato venivano soccorsi e ricoverati presso il Policlinico di Bari, fortunatamente non in pericolo di vita.

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